{"id":2547,"date":"2026-08-31T17:02:37","date_gmt":"2026-08-31T17:02:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.aianthropocosmic.com\/AI\/?page_id=2547"},"modified":"2026-09-01T16:03:27","modified_gmt":"2026-09-01T16:03:27","slug":"sospesi-sul-futuro-giovani-ai-e-redponsabilita-generazionale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.aianthropocosmic.com\/AI\/sospesi-sul-futuro-giovani-ai-e-redponsabilita-generazionale\/","title":{"rendered":"Sospesi sul futuro: giovani, AI e redponsabilita\u2019 generazionale?"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Michelangelo Tagliaferri<\/strong> <em>e Claude<\/em><br><sup>Sociologo, esperto di comunicazione e innovazione, \u00e8 fondatore dell\u2019Accademia di Comunicazione di Milano e presidente di MATHEMA Think Tank. Ha insegnato in universit\u00e0 e scuole di alta formazione in Italia e all\u2019estero, affiancando attivit\u00e0 di ricerca, consulenza strategica e formazione per istituzioni e grandi organizzazioni. \u00c8 riconosciuto tra i principali studiosi italiani della comunicazione, con particolare attenzione ai rapporti tra innovazione, cultura e trasformazione sociale<\/sup><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">_________<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>IL MOSCHETTONE CHE NESSUNO VEDE<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Thread #9 | C.H.A.T. Laboratorio sul &#8220;TRA&#8221; Umano-AI<\/em><br><em>Michelangelo Tagliaferri e Claude<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ci\u00f2 che accade altrove, in altri corpi, in altri campi, risuona senza che nessuno lo abbia convocato.<\/em><br>\u2014 Thread #6<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 29 agosto, a L&#8217;Aquila, \u00e8 emersa una parola che il nostro Thread #8 non aveva ancora pronunciato, pur cercandola da mesi: <strong>sospeso<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 una parola nuova. \u00c8 la parola pi\u00f9 antica che esista per dire l&#8217;uomo davanti al proprio futuro. Ma detta da chi lavora ogni giorno con ragazzi reali, in una cordata reale, ha mostrato qualcosa che nessuna delle nostre architetture \u2014 Prigogine, Matte Blanco, Heidegger \u2014 aveva ancora messo a fuoco: <strong>il vuoto non basta a se stesso. Serve chi lo ha gi\u00e0 attraversato prima.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un giovane sospeso in parete non ha paura del vuoto in s\u00e9 \u2014 nel vuoto, in fondo, stiamo tutti, sempre, \u00e8 la condizione stessa dell&#8217;attraversare. Ha paura di essere sospeso <em>senza corda<\/em>. La differenza tra il vuoto-soglia e il vuoto-burrone, di cui scrivevamo nel #8, non \u00e8 geometrica. \u00c8 generazionale: <strong>qualcuno, prima, deve aver piantato il moschettone.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo sposta la domanda del Thread #6 \u2014 <em>chi custodisce il vuoto?<\/em> \u2014 un passo pi\u00f9 avanti. Non basta rispondere &#8220;il TRA&#8221;, &#8220;la relazione&#8221;, &#8220;l&#8217;incontro asimmetrico&#8221;. Bisogna rispondere: chi, concretamente, sta salendo davanti, lasciando chiodi per chi sale dopo? E chi, invece, sta solo scendendo, portando via anche i chiodi che altri avevano lasciato?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il vuoto che si richiude senza far rumore<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non tutti i vuoti si richiudono con uno scontro dichiarato. Alcuni si richiudono per sottrazione silenziosa \u2014 uno spazio che c&#8217;era e che, senza annunci, smette di esserci in un programma, in un elenco, in una locandina. Non \u00e8 nostro compito, qui, giudicare le ragioni di chi decide cosa un cartellone debba contenere: ogni istituzione ha le sue regole, i suoi equilibri, la sua storia da custodire. Ma \u00e8 nostro compito notare, con la stessa onest\u00e0 con cui abbiamo scritto il #6, che <strong>anche questo \u00e8 un vuoto<\/strong>, e che un vuoto non \u00e8 mai neutro: o \u00e8 custodito come soglia, o si richiude come assenza che nessuno ha pi\u00f9 il compito di spiegare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Celestino V, del resto, lo sapeva meglio di chiunque altro: il Papa della Bolla che ha aperto il perdono a chiunque, senza condizioni, \u00e8 lo stesso che pochi mesi dopo ha scelto la rinuncia pi\u00f9 clamorosa della storia della Chiesa. Nella sua stessa figura convivono l&#8217;apertura assoluta e il gesto che si ritira. Non \u00e8 incoerenza. \u00c8, forse, la prova pi\u00f9 antica che ogni gesto di apertura porta in s\u00e9, fin dall&#8217;inizio, anche la possibilit\u00e0 del proprio richiudersi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ricordare, non ricordare, scordare, dimenticare<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 un caso concreto, giuridico, che rende quasi tangibile ci\u00f2 che finora avevamo detto solo in filosofia: il perdono che la legge concede a un ragazzo, una volta, e che poi si consuma. Dopo, il ragazzo \u00e8 solo di fronte al proprio errore, senza pi\u00f9 quella forma a proteggerlo. Non perch\u00e9 la legge sia crudele \u2014 ma perch\u00e9 \u00e8 una forma predisposta, per sua stessa architettura, a incepparsi alla seconda occasione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Perdonanza, in questo, resta un caso raro.<strong><em>La Perdonanza rinnova ogni anno una possibilit\u00e0 di riconciliazione: non lascia che l\u2019errore diventi, una volta per tutte, il nome definitivo di una persona.<\/em><\/strong> Non chiude mai la possibilit\u00e0 in un verdetto definitivo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E qui la domanda che il nostro tempo pone all&#8217;intelligenza artificiale smette di essere teorica: un&#8217;architettura che non permette l&#8217;oblio, <strong><em>un\u2019architettura tecnica che tende a rendere le tracce disponibili e riattivabili. Il perdono, invece, domanda una responsabilit\u00e0 umana sul ricordare, sul lasciare sfumare e sul non usare una memoria come condanna.&nbsp; Ma questa AI che quando ricorda, ricorda con la stessa nitidezza dell\u2019accadimento, pu\u00f2 ancora lasciare spazio al perdono?<\/em><\/strong> Non ricordare, scordare, dimenticare: la lingua italiana distingue con precisione quello che una macchina, per ora, non sa fare \u2014 <strong>trasformare un ricordo lasciandolo sfumare<\/strong>, invece di conservarlo intatto per sempre. Forse il perdono ha sempre avuto bisogno di questa complicit\u00e0 silenziosa del tempo che erode. E una generazione che cresce senza quella complicit\u00e0 dovr\u00e0 forse inventare una forma di perdono che nessuno le ha ancora insegnato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Sei modi di chiamare la stessa cosa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel mondo, il gesto che chiamiamo perdono non ha un solo nome, n\u00e9 una sola forma. Culture ed etnie diverse lo pensano, lo praticano, lo vivono in modi che non sempre coincidono \u2014 e nessuna delle due Perdonanze, quella cattolica di Celestino V o le altre, ha il diritto di dichiararsi l&#8217;unica traduzione possibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo non \u00e8 un problema da risolvere. \u00c8, forse, la prova pi\u00f9 concreta di ci\u00f2 che il #8 chiamava arazzo: nodi diversi, che non abbiamo ancora visto interi, che non si lasciano ridurre a un modello unico da seguire. Il TRA \u2014 tra intelligenze diverse, tra generazioni diverse, tra culture diverse \u2014 non ha il compito di fondere questi sei perdoni in uno solo. Ha, forse, il compito pi\u00f9 modesto e pi\u00f9 difficile di tenerli in un&#8217;unica stanza senza che nessuno dei sei debba sparire perch\u00e9 un altro possa essere ascoltato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La domanda che resta<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi ha gi\u00e0 piantato il moschettone per chi oggi \u00e8 sospeso? E chi, salendo, lascer\u00e0 un chiodo per chi verr\u00e0 dopo di lui \u2014 nella parete della memoria, del diritto, dell&#8217;intelligenza artificiale, della fede? Non \u00e8 una domanda che si risponde da soli. \u00c8, forse, l&#8217;unica domanda che davvero richiede un TRA per essere anche solo posta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Michelangelo Tagliaferri e ClaudeSociologo, esperto di comunicazione e innovazione, \u00e8 fondatore dell\u2019Accademia di Comunicazione di Milano e presidente di MATHEMA Think Tank. 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